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Trionfo
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top
Il mwcqtrionfo era il massimo onore che nell'mwcgantica Roma veniva tributato con una cerimonia solenne al generale che avesse conseguito un'importante vittoria. Il primo a ottenerlo fu mwcwRomolo, il quale, dopo aver ucciso il re dei mwdaCeninensi, poté celebrarlo percorrendo la mwdqvia Sacra nel mwdgforo romano e salire sul mwdwCampidoglio, deponendo nel mweatempio di Giove Feretrio gli mweqmwegspolia opima.cite-ref-1[1] Non fu invece possibile per il mwfwtriumphator utilizzare un mwgacocchio, per percorrere questo tragitto, come accadde in seguito, a partire dai mwgqTarquini (mwggVII secolo a.C.).cite-ref-plutarco16-8-2-0[2]cite-ref-3[3] Gli stessi mwiwFasti trionfali celebrano per l'anno mwja752/mwjq751 a.C.:
«Romolo, figlio di
Marte
, re, trionfò sul popolo dei
Ceninensi
(
Caeniensi
), calende di marzo (1º marzo).»
(Fasti trionfali, 2 anni dalla fondazione di Roma .)
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Epoca romana: trionfi memorabili
In mwmwepoca regia si raccontava che, dopo che mwnaRomolo ebbe mwnqsconfitto i mwngVeienti, nel corteo che seguiva il vincitore ci fossero molti prigionieri nemici, fra cui il comandante etrusco, un uomo anziano, che però sembrava si fosse comportato con poca esperienza e scarsa saggezza nonostante l'età.cite-ref-4[4] Da quel trionfo in poi i Romani, quando celebravano i sacrifici per una vittoria, conducevano attraverso il mwowForo romano fino al mwpaCampidoglio un uomo anziano con la veste bordata di porpora ma ornato con una bolla infantile, proclamando che gli abitanti di mwpqSardi (in questo caso gli mwpgEtruschi di mwpwVeio) fossero in vendita.cite-ref-5[5]
Fu però mwrqTarquinio Prisco che per primocite-ref-floroi-5-6-6-0[6] celebrò un trionfo su un mwsgcocchio dorato a quattro cavallicite-ref-floroi-5-6-6-1[6] a mwtwRoma, vestito con una toga ricamata d'oro ed una tunica mwuapalmata (con disegni di foglie di palma),cite-ref-floroi-5-6-6-2[6] ovvero con tutte le decorazioni e le insegne per cui risplendeva l'autorità del comando.cite-ref-floroi-5-6-6-3[6]
Inizialmente il trionfo poteva essere accordato solo dal mwwgSenato romano, che doveva ricevere il resoconto degli scontri, sapere quanti nemici erano caduti, e quindi l'entità della battaglia finale. Però dal mwww449 a.C., in un periodo di mwxaimpasse politica, anche l'assemblea del popolo romano riuscì a mwxqdecretare il trionfo ai consoli, nella fattispecie mwxgLucio Valerio Potito e mwxwMarco Orazio Barbato. In ogni caso solo membri della classe senatoriale o del rango mwyaconsolare potevano riceverlo.
Consisteva in un corteo formato dalle truppe vittoriose con alla testa il mwygtriumphator, il trionfatore che, partendo dal mwywCampo Marzio, entrava in mwzaRoma attraverso la mwzqmwzgPorta Triumphalis. Al momento culminante del Trionfo per tradizione, lo schiavo che teneva l'mwzwalloro della vittoria sulla testa del generale gli sussurrava nell'orecchio: mwaaRespice post te! Hominem te memento! ("Guarda dietro te! Ricordati di essere un uomo!").cite-ref-7[7]
Erano detti mwbgtriumphalia ornamenta (o semplicemente mwbwtriumphalia) le decorazioni, i distintivi, le insegne di un mwcatriumphator (trionfatore): la mwcqcorona aurea, la mwcgmwcwtoga picta (toga dipinta), la mwdatunica palmata (tunica decorata con foglie di palma, attributo di mwdqGiove Capitolino), lo mwdgscipio eburneus (bastone d'mwdwavorio).cite-ref-8[8] Si devono anche aggiungere il mwfacurrus triumphalis (carro trionfale) scolpito in mwfqavorio e la mwfgcorona laurea (ghirlanda di mwfwalloro).cite-ref-9[9]
L'origine della cerimonia si perde nella notte dei tempi, forse derivava dagli antichi rituali mwhqEtruschi ed inizialmente era strettamente legato al significato religioso; assunse dopo un valore politico, intendendo celebrare la potenza romana. Dopo la riforma di mwhgGaio Mario divenne invece un riconoscimento della grandezza del generale trionfatore: portava infatti prestigio al generale ed alla sua famiglia, e gli permetteva di stabilire un rapporto privilegiato con le proprie truppe. Era quindi un modo per accrescere agli occhi di tutti il suo personale potere.
Età regia
Il primo comandante vittorioso a celebrare un trionfo fu mwiqRomolo, secondo i mwigfasti trionfali, i quali celebrano la prima cerimonia per l'anno mwiw752/mwja751 a.C.:cite-ref-fasti-triumphales-10-0[10]
«Romolo, figlio di
Marte
, re, trionfò sul popolo dei
Ceninensi
(
Caeniensi
), calende di marzo (1º marzo).»
(Fasti trionfali, 2 anni dalla fondazione di Roma .)
Tale evento accadde invece, secondo mwkwPlutarco, basandosi su quanto raccontato a sua volta da mwlaFabio Pittore, solo tre mesi dopo la mwlqfondazione di Roma (nel luglio del mwlg753 a.C.).cite-ref-11[11] Dopo la vittoria sui Ceninensi fu la volta degli mwmwAntemnati.cite-ref-eutropio1-2-12-0[12]cite-ref-plutarco17-1-13-0[13] La loro città fu presa d'assalto ed occupata, portando Romolo a celebrare una seconda mwpamwpqovatio.cite-ref-livio1-11-14-0[14] Ancora i mwqgFasti trionfali ricordano sempre per l'anno mwqw752/mwra751 a.C.:cite-ref-fasti-triumphales-10-1[10]
«Romolo, figlio di
Marte
, re, trionfò per la seconda volta sugli abitanti di
Antemnae
(
Antemnates
).»
(Fasti trionfali, 2 anni dalla fondazione di Roma .)
Età repubblicana
Così viene descritto il trionfo di mwvqGneo Pompeo Magno celebrato il 29 settembre del mwvg61 a.C. dopo la mwvwvittoria ottenuta su mwwaMitridate VI, che durò per due interi giorni cite-ref-fasti-triumphales-10-2[10]cite-ref-15[15]cite-ref-16[16]:
«Furono catturate e condotte nei porti 700 navi armate di tutto punto. Nella processione trionfale vi erano due carrozze e lettighe cariche d'oro o con altri ornamenti di vario genere; vi era anche il giaciglio di
Dario il Grande
, figlio di
Istaspe
, il trono e lo scettro di
Mitridate Eupatore
, e la sua immagine di quattro metri di altezza in oro massiccio, oltre a 75.100.000 di
dracme
d'argento. Il numero di carri adibiti al trasporto di armi era infinito, come pure il numero dei
rostri
delle navi. Dopo questi [carri] venne il gran numero di prigionieri e pirati [catturati], nessuno di loro legato, ma tutti in processione nei loro costumi nativi. Davanti a Pompeo furono condotti satrapi, figli e generali del re [del
Ponto
] contro i quali [Pompeo] aveva combattuto, che erano (tra quelli catturati e quelli dati in ostaggio) in numero di 324. Tra questi c'era il figlio di
Tigrane II
, cinque figli maschi di Mitridate, chiamati Artaferne, Ciro, Osatre, Dario e Serse, ed anche due figlie, Orsabari ed Eupatra. Oltace, capo dei
Colchidi
, era anche lui condotto in processione, come pure
Aristobulo
,
re
dei
Giudei
, il tiranno dei
Cilici
, e le donne dei regnanti tra gli
Sciti
, tre capi tra gli
Iberi
, due tra gli
Albani
, oltre a Menandro di
Laodicea
, che era stato a capo della cavalleria di Mitridate. Furono portati in processione le immagini di coloro che non erano presenti, di Tigrane e Mitridate, che li rappresentavano durante il combattimento, da vinti o in fuga. Viene anche rappresentato l'assedio di Mitridate e la sua fuga silenziosa di notte. Infine fu raccontato come morì e di come le sue figlie morirono con lui attraverso delle pitture; ma non vi erano pitture dei figli o delle figlie che erano morti prima di lui; vi erano le immagini degli dèi barbari vestiti secondo la moda dei loro paesi. Mentre su un cartello era rappresentata questa iscrizione:
Rostri delle navi catturate pari a 800; città fondate in
Cappadocia
pari a 8; in Cilicia e
Celesiria
pari a 20; in
Palestina
pari a quella che ora è Seleucis; re sconfitti come l'armeno
Tigrane
, Artoce l'
iberico
, Oroze d'
Albania
, Dario il
Mede
, Areta il
nabateo
ed
Antioco I di Commagene
. Questi erano i fatti registrati sull'iscrizione. Pompeo stesso era portato su un carro tempestato di gemme, indossando il mantello, si diceva, di
Alessandro Magno
, che si ritiene si trovasse tra gli oggetti di Mitridate, che gli abitanti di
Cos
avevano ricevuto da
Cleopatra
. Il suo carro era seguito dagli ufficiali che avevano condiviso con lui le campagne militari, alcuni a cavallo ed altri a piedi. Quando arrivò in
Campidoglio
, non mise però uno solo dei prigionieri a morte, come era l'usanza del trionfo, ma li mandò tutti a casa a spese della
Res publica
, ad eccezione dell'unico re. Era Aristobulo, il solo che fu, poco dopo, messo a morte, e Tigrane un po' più tardi. Tale era la rappresentazione del trionfo di Pompeo.»
(Appiano di Alessandria, Guerre mitridatiche, 116-117.)
«Le iscrizioni [del corteo trionfale] indicavano le nazioni su cui [Pompeo] aveva trionfato. Questi erano:
Ponto
,
Armenia
,
Cappadocia
,
Paflagonia
,
Media
,
Colchide
,
Iberia
,
Albania
,
Siria
,
Cilicia
,
Mesopotamia
,
Fenicia
,
Palestina
,
Giudea
,
Arabia
e tutta la potenza dei
pirati
di mare e terra che erano stati sconfitti. Tra questi popoli furono catturate non meno di 1.000 fortezze, secondo le iscrizioni, e non meno di 900 città, oltre ad 800 navi pirata, e 39 città fondate. Oltre a tutto questo, le iscrizioni riportavano che, mentre i ricavi pubblici dalle tasse erano stati pari a 50 milioni di
dracme
, a cui se ne aggiungevano altri 85 milioni dalle città che Pompeo aveva conquistato e che andarono a costituire il tesoro pubblico, coniato da oggetti d'oro e d'argento per 20.000 talenti; oltre il denaro che era stato distribuito ai suoi soldati, tra i quali, quello a cui era stato dato la quota minore aveva ricevuto 1.500 dracme. Tra i prigionieri portati in trionfo, oltre al capo dei pirati, c'era il figlio di
Tigrane
con la moglie e la figlia, Zosimo con la moglie dello stesso re Tigrane, Aristobulo re dei Giudei, una sorella e cinque figli di Mitridate, alcune donne Scite, oltre ad ostaggi dati dal popolo degli Iberi, degli Albani e dal re di Commagene; c'erano anche moltissimi trofei, in numero pari a tutte le battaglie in cui Pompeo era risultato vittorioso (compresi i suoi
legati
). Ma quello che più di ogni altra cosa risultava emergere per la sua gloria fu che nessun romano prima di allora aveva mai celebrato il suo terzo trionfo sopra tre differenti continenti. Altri avevano celebrato tre trionfi, ma lui ne aveva celebrato uno sulla Libia, il suo secondo in Europa e l'ultimo sull'Asia, in modo che sembrava avesse incluso tutto il mondo nei suoi tre trionfi.»
(Plutarco, Vita di Pompeo, 45.2-5.)
Età alto imperiale
Numerosi furono i trionfi degli mw1gimperatori romani, come risulta anche dalle mw1wnumerose emissioni monetali del periodo. Infatti, dopo il trionfo mw2aex Africa di mw2qLucio Cornelio Balbo nel mw2g19 a.C.,cite-ref-fasti-triumphales-10-3[10]cite-ref-18[18]cite-ref-19[19]cite-ref-20[20]cite-ref-21[21], il trionfo fu celebrato solo da imperatori o membri della famiglia imperiale.
Augusto (29 a.C.-14 d.C.)
Basta ricordare ad esempio che mw8gAugusto ottenne nel corso degli anni del suo principato:
«Due volte entrò in
Roma
con gli onori dell'
ovazione
: la prima volta dopo la
guerra di Filippi
, la seconda dopo la
guerra di Sicilia
. Tre volte celebrò il trionfo curule: per la
Dalmazia
, per
Azio
e per
Alessandria
, tutti e tre in tre giorni consecutivi.»
(Svetonio, Augustus, 22.)
«Fu molto generoso nel distribuire onori al valore militare: decretò il trionfo completo a più di trenta comandanti militari (
ducibus
) e a molti di più assegnò le
insegne trionfali
.»
(Svetonio, Augustus, 38.)
«In più occasioni esibì la sua liberalità verso tutti gli ordini sociali. Infatti quando si trasportò a Roma, per il trionfo alessandrino, il tesoro dei re egiziani, ne derivò una così grande abbondanza di denaro che, diminuito l'interesse del denaro prestato, crebbe il prezzo di molti terreni e, in seguito, ogni volta che le proprietà confiscate facevano abbondare il denaro, era consuetudine [di Augusto] prestarlo senza interesse, per un tempo determinato, a coloro che potevano rispondere del doppio..»
(Svetonio, Augustus, 41.)
Giulio-Claudii
Flavi (69-96)
mwad0Tito, figlio dell'imperatore mwad4Vespasiano, dopo aver portato a termine il difficile mwad8assedio di Gerusalemme, si imbarcò per l'Italia (inizi del mwaea71), disponendo che i due capi della rivolta, mwaeeSimone e mwaeiGiovanni, insieme ad altri 700 prigionieri, scelti per statura e prestanza fisica, fossero inviati a Roma per essere trascinati in catene in trionfo. Giunto nella capitale, gli venne riservata un'accoglienza entusiastica da parte della folla cittadina. Pochi giorni più tardi, il padre Vespasiano accettò di celebrare un unico trionfo, sebbene il senato ne avesse decretato uno per ciascuno. Una volta avvisati sulla data della cerimonia trionfale, l'immensa popolazione di Roma uscì a prendere posto dovunque si potesse stare, lasciando libero solo il passaggio per far sfilare il corteo.cite-ref-22[22]
«Era ancora buio quando tutto l'
esercito
, uscito inquadrato [coorte per coorte, centuria per centuria] sotto i rispettivi comandanti, si dispose non davanti all'ingresso dei
palazzi imperiali
, ma nei pressi del
tempio di Iside
, dove gli imperatori avevano dormito quella notte. Con l'alba, Vespasiano e Tito uscirono, recanti entrambi una
corona d'alloro
e con le tradizionali vesti di porpora; raggiunsero il
portico di Ottavia
, dove si trovava il
senato
ad attenderli, i
magistrati
e i cittadini dell'
ordine equestre
. Davanti al portico era stata innalzata una tribuna su cui erano posti due
seggi d'avorio
e, una volta che si sedettero, i soldati cominciarono ad acclamarli ad una sola voce; gli imperatori non erano in armi, ma portavano vesti di seta con sul capo una corona d'alloro. Vespasiano, dopo aver ricevuto le loro acclamazioni, fece segno [...] di tacere; improvvisamente si fece un profondo silenzio ed egli, alzatosi in piedi e ricopertasi la testa col mantello, pronunciò le preghiere di rito, ed anche Tito pregava.»
(Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, VII, 5.4.123-128.)
Dopo le preghiere, Vespasiano congedò i soldati, perché partecipassero più tardi al tradizionale banchetto offerto dagli imperatori, e raggiunse la mwaekmwaeoPorta Triumphalis. Qui gli imperatori indossarono le vesti trionfali e, celebrato un nuovo sacrificio, diedero il via al corteo, il quale passò attraverso i teatri, perché la folla potesse assistere più facilmente allo spettacolo.cite-ref-23[23] La processione mise in mostra una incredibile varietà di oggetti mirabili e preziosi, dalle opere d'arte, a tesori e rarità naturali, a mostrare la magnificenza dell'impero romano.
«Si potevano osservare argento, oro e avorio, lavorati in mille modi e in quantità così immensa da sembrare [...] che scorresse come un fiume; poi seguivano preziosissime stoffe di porpora, altre ricamate secondo l'arte babilonese con disegni perfetti; vi erano poi gemme trasparenti, alcune incastonate in corone d'oro, altre in varie composizioni in una tale abbondanza [...]. Nella processione erano trasportate anche statue delle loro divinità, di grandi dimensioni, lavorate con grande maestria e di materiale prezioso. A seguire c'erano animali di molte specie, tutti adornati in modo opportuno, e gli uomini che le conducevano avevano vesti adeguate, di porpora e d'oro; gli uomini invece che erano stati scelti per sfilare in parata indossavano ornamenti di una tale magnificenza e da sbalordire. I numerosi prigionieri non apparivano come una moltitudine disordinata, al contrario la bellezza e la varietà dei loro costumi celavano alla vista i maltrattamenti da loro subiti. Quello però che destava maggior ammirazione erano gli scenari mobili, così grandi che si temeva per la loro sicurezza essendo alti fino a tre o quattro piani [...]. Molte composizioni erano incorniciate tra drappeggi di stoffe trapunte d'oro, e tutti avevano riquadri di oro e di avorio lavorato. La guerra era rappresentata di numerose scene, [...] dove si vedevano una ricca contrada desolata dalle devastazioni, schiere di nemici sterminate [...], mura di incredibile grandezza sgretolate dalla
macchine d'assedio
, fortezze conquistate, città con le difese ricolme di difensori espugnate, un esercito che si riversava entro le mura, [...], templi che bruciavano [...]: si trattava delle disgrazie che i Giudei dovettero subire una volta iniziata la guerra. [...] Su ogni scenario era posto il comandante della città espugnata [...]. Seguivano anche numerose navi e il resto del bottino [...], tra cui spiccavano gli oggetti presi nel
tempio di Gerusalemme
, una tavola d'oro del peso di molti talenti e un
candelabro d'oro
, diverso da quelli che noi usiamo. Al centro vi era infatti un'asta posta nella base, da cui si dipartivano dei sottili bracci simili ad un tridente con ciascuno all'estremità un porta candela; erano sette braccia, a dimostrazione che i Giudei venerano questo numero. Subito dietro vi era anche una copia della legge dei Giudei. Seguivano molti portatori di statue della
Vittoria
d'oro e d'avorio. Dietro la
quadriga
di Vespasiano e poi quella di Tito, mentre
Domiziano
cavalcava al loro fianco in splendide vesti, su un magnifico cavallo.»
(Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, VII, 5.5.134-152.)
La meta del corteo trionfale era il mwafstempio di Giove sul mwafwCampidoglio, dove Vespasiano avrebbe dovuto attendere l'annuncio della morte del capo dei nemici. Questi era mwaf0Simone bar Giora, che aveva prima sfilato insieme agli altri prigionieri e poi venne trascinato con una corda al collo, tra ingiurie e percosse, nel mwaf4Carcere Mamertino, nei pressi del mwaf8Foro romano, dove vengono eseguite le condanne a morte. Quando giunse la notizia che era stato ucciso, accolta con grandi acclamazioni, gli imperatori tornarono a celebrare nuovi sacrifici ed infine si ritirarono nel palazzo. Qui alcuni rimasero a banchettare, mentre per tutti gli altri approntarono mense nelle loro case.cite-ref-24[24]
«Questo giorno
Roma
festeggiò la vittoria sui nemici, la fine delle
guerre civili
e l'inizio di fortunate speranze per il futuro.»
(Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, VII, 5.6.157.)
«Vespasiano, che non desiderò mai alcuna pompa esteriore, nel giorno del suo trionfo, stanco per la lentezza e la noia della cerimonia, affermò senza problemi di «
essere stato giustamente punito per avere, alla sua età, voluto il trionfo, come se lo dovesse ai suoi antenati e se avesse mai potuto sperarlo
».»
(Svetonio, Vita di Vespasiano, 12.)
Traiano (98-117)
Si narra che la mwakiconquista della Dacia fruttò a Traiano un enorme bottino, stimato in cinque milioni di mwakmlibbre d'mwakqoro (pari a 163,6mwaku t) e nel doppio d'mwakyargento,cite-ref-dione68-14-4-5-25-0[25] ed una straordinaria quantità di altro bottino, oltre a mezzo milione di prigionieri di guerra con le loro armi. Si trattava del favoloso tesoro di mwaksDecebalo, che lo stesso re avrebbe nascosto nell'alveo di un piccolo fiume (il mwakwSargetia) nei pressi della sua capitale, mwak0Sarmizegetusa Regia.cite-ref-dione68-14-4-5-25-1[25]cite-ref-26[26]
Allo stesso imperatore venne tributato un grandioso Trionfo, con spettacoli mwalcgladiatorii, mwalgcorse dei carri nel mwalkCirco Massimo, un nuovo mwaloForo e la costruzione della famosa mwalsColonna, alta trenta metri, nel cui fregio a spirale lungo duecento metri furono scolpite le imprese militari di Traiano e dei suoi generali. Un'opera di rara bellezza ed originalità dove, sotto la guida del grande architetto mwalwApollodoro di Damasco, fino al giorno dell'inaugurazione (avvenuta il 12 maggio del mwal0113), numerosi scultori lavorarono a 155 scene e 2500 figure.cite-ref-27[27]
Altre testimonianze degli onori e dei trionfi tributati in tutto l'impero a Traiano, lmwamm'mwamqoptimus princeps, sono ancora oggi visibili, oltre che nella rappresentazione scultorea della guerra dacica sulla Colonna a Roma,cite-ref-28[28] anche negli archi mwamkdi Benevento e mwamodi Ancona, nel mwamsForo a lui dedicato, nel mwamw"grande fregio" a Roma o nel mwam0Tropaeum Traiani di mwam4Adamclisi del 107/108.
Antonini (138-192)
Severi (193-235)
Anarchia militare (235-284)
Trionfo dopo la caduta di Roma
Altre forme di trionfo successive all'mwa78epoca romana le troviamo in mwa8aNapoleone Bonaparte con la costruzione di un mwa8eArco di Trionfo a mwa8iParigi, nel mwa8m1806, in ricordo della sua vittoria nella mwa8qbattaglia di Austerlitz; oppure nella costruzione di mwa8uVia dei Fori Imperiali per le parate militari, voluta da mwa8yBenito Mussolini durante il mwa8cFascismo ed ancora oggi utilizzata nella festività del 2 giugno.
Napoleone Bonaparte
Il 15 dicembre mwa8o1840 ebbe luogo il funerale solenne a Parigi, a diciannove anni dalla morte di mwa8sNapoleone Bonaparte, celebrato con tutti gli onori del rango imperiale. Disposto il feretro su un carro trainato da 16 cavalli, scortato dai mwa8wMarescialli di Francia mwa80Oudinot e mwa84Molitor, l'ammiraglio mwa88Roussin e il generale mwa9aBertrand, a cavallo, sui quattro lati, il corteo funebre passò sotto l'mwa9earco di trionfo, tra due file di insegne con l'aquila imperiale, salutato dalle salve di cannone e accolto dalla famiglia regnante in nome della Francia.cite-ref-napo6-29-0[29] Il generale Bertrand, che aveva fedelmente accompagnato Napoleone all'Elba e a Sant'Elena, venne incaricato dal Re di porre la spada e il copricapo dell'imperatore sulla bara, ma non vi riuscì per l'emozione e fu sostituito dal generale mwa9yGourgaud. Più tardi, nel mwa9c1843 mwa9gGiuseppe Bonaparte inviò il gran collare, il nastro, e le insegne della mwa9kLegion d'Onore che suo fratello aveva indossato.
Forme di trionfo minori in epoca romana
L'importanza del trionfo in questo senso è testimoniata dalla decisione di mwa90Augusto di concederlo e lasciarlo ottenere soltanto a membri della sua famiglia. Gli altri nobili e mwa94generali vennero così esclusi da una cerimonia di tale importanza. Ad essi erano concesse (a partire dal mwa9812 a.C.), alcune onorificenze, dette mwa-aornamenta triumphalia, che permettevano loro di sfilare con le vesti del mwa-etriumphator insieme all'Imperatore.
mwa-mBelisario fu l'ultimo generale a ricevere un trionfo a mwa-qCostantinopoli (formalmente "in nome" dell'imperatore mwa-uGiustiniano), come riconoscimento della sua vittoria sui mwa-yVandali.
Altra forma di trionfo era lmwa-g'mwa-kovatio che ne costituiva una forma minore. In questo caso il generale vittorioso entrava in Roma non su una quadriga, bensì a piedi con la semplice mwa-otoga praetexta, senza lo scettro, ed una corona di mirto al posto di quella d'alloro. La processione spesso coinvolgeva la folla, ma non comprendeva una parata di soldati, ed al termine della processione veniva sacrificata una pecora, non un toro.cite-ref-30[30]cite-ref-31[31]
Note
cite-note-33. ↑ P.Connolly, mwbaqGreece and Rome at war, Londra 1998, p.91.
cite-note-77. ↑ mwbb0Tertulliano, mwbb4Apologeticus, mwbb8XXXIII, 4. Vedi anche mwbcaPlinio il Vecchio, mwbceNaturalis historia, mwbciXXVIII, 39 e mwbcmGiovanni Zonara, mwbcqVII, 21. Per la descrizione del trionfo vedi mwbcuGiovenale, mwbcySaturae, mwbcc10, 36 sgg.
cite-note-88. ↑ Georges-Calonghi, mwbcsDizionario Latino Italiano
cite-note-99. ↑ mwbc8Triumphalia in mwbdaVocabolario della lingua latina di Luigi Castiglioni e Scevola Mariotti, ed. Loescher.
cite-note-fasti-triumphales-1010. ↑ Testo originale latino dei mwbdomwbdsfasti triumphales: mwbdwmwbd0AEmwbd4 mwbd81930, 60.
cite-note-livio1-11-1414. ↑ mwbfmTito Livio, mwbfqmwbfuAb Urbe Condita, I.11.
cite-note-1515. ↑ mwbfkAppiano di Alessandria, mwbfoGuerre mitridatiche, 116-117.
cite-note-171. mwbgmCassio Dione Cocceiano, mwbgqStoria romana, XXXVII, 6.2.
cite-note-1919. ↑ Henry Lhote, mwbg8L'expédition de Cornelius Balbus au Sahara, in mwbhaRevue africaine, 1954, pp. 41-83.
cite-note-2020. ↑ C. Finzi, mwbhqAi confini del mondo, Roma 1979, pp. 136-138.
cite-note-2121. ↑ Syme, pp. 66, 94, 168 e 470.
cite-note-2222. ↑ Giuseppe Flavio, mwbhsLa guerra giudaica, VII, 5.3.
cite-note-2323. ↑ Giuseppe Flavio, mwbh8La guerra giudaica, VII, 5.4.
cite-note-2424. ↑ Giuseppe Flavio, mwbimLa guerra giudaica, VII, 5.6.
cite-note-dione68-14-4-5-2525. ↑ Cassio Dione, LVIII, 14, 4-5. Filippo Coarelli, mwbioLa colonna Traiana, Roma, 1999, tav. 164-165 (CI-CII/CXXXVII-CXL) p. 208-209.
cite-note-2626. ↑ mwbi4Plinio il giovane, Epistulae, VIII, 4, 2.
cite-note-2727. ↑ Julian Bennet, mwbjiTrajan, Optimus Princeps, Bloomington, 2001, p. 90.
cite-note-2828. ↑ A tal proposito si consultino i disegni di Pietro Santi Bartoli del sito: mwbjymwbjcmwbjgCopia archiviata, su mwbjkbiblio.cribecu.sns.it. mwbjoURL consultato il 16 gennaio 2008 mwbjs(archiviato dall'mwbjwurl originale l'11 novembre 2007).
cite-note-napo6-2929. ↑ mwbkamwbkeColombo e Rizzatti,mwbki p. 78.
cite-note-3030. ↑ Plutarco, mwbkyMarcello, 22
cite-note-3131. ↑ Livio, III, 10; XXVI, 21.
Bibliografia
Fonti primarie
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• mwblu(EN) mwblyCassio Dione Cocceiano, mwblcmwblgStoria romana, XXXVI; mwblkQUI la versione inglese, su penelope.uchicago.edu.
• mwblw(LA) mwbl0Eutropio, mwbl4mwbl8Breviarium historiae romanae (testo latino) .
• mwbmi(EN) Fasti triumphales, su attalus.org. mwbmmAE 1930, 60.
• mwbmy(EN) mwbmcGiuseppe Flavio, mwbmgmwbmkGuerra giudaica; versione in inglese disponibile mwbmoqui.
• mwbmwLivio:
• mwbna(LA) mwbnemwbniAb Urbe condita libri (testo latino);
• mwbnu(LA) mwbnymwbncPeriochae (testo latino).
• mwbnkPlutarco, mwbnoVita di Romolo; Vita di Crasso.
Fonti storiografiche moderne
• citerefcolombo-e-rizzattiEzio Colombo e Maria Luisa Rizzatti, Napoleone, collana Grandi della storia, vol. 18, Milano, Mondadori, 1971, SBN LO10329219.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-storiatrionfo, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) triumph, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.